La traduzione… che passione! Capitolo 1: la chitarra

Tenere un blog non è facile come si possa pensare. Mille idee, mille cose da fare, poco tempo e tutto a incastro! Più aggiungiamo lo stress di questo periodo strano, difficile (e ormai anche lungo) e il gioco è fatto!

Tuttavia, chi si ferma è perduto, quindi ecco il primo di una serie di articoli dedicati a un tema a me molto caro: conciliare il lavoro con le proprie passioni.

Curiosi?

Questa situazione faticosa per tutti mi sta facendo riflettere sul fatto che a volte una passione può diventare un settore di specializzazione di traduzione. È quello che è successo alla mia passione più grande: la musica e, soprattutto, la chitarra.

Proprio in questo periodo è iniziato di nuovo un progetto al quale collaboro da diversi anni come traduttrice: una rivista di settore dedicata alle chitarre elettriche e acustiche, e a tutto il meraviglioso mondo di artisti, iniziative e innovazioni che gira intorno a questo strumento meraviglioso.

Lo so, sono di parte. Da sempre la musica mi accompagna in ogni aspetto della mia quotidianità. Ho iniziato a suonare il pianoforte da piccola, per poi passare da adolescente a quello che posso definire il mio vero amore: la chitarra classica.

Quando ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo della traduzione mai avrei pensato che sarei riuscita a tradurre testi di argomento… chitarristico! Quello che era un sogno nei miei anni universitari è diventato realtà.

Be’, non proprio come avevo immaginato.

Da studentessa, mentre studiavo svariate teorie della traduzione e mi allenavo con esercitazioni tratte da romanzi, libri per bambini, poesie e chi più ne ha più ne metta, sognavo di poter tradurre libri per bambini dedicati alla musica. Ma il destino aveva in serbo una sorpresa diversa.

Una rivista di settore non è un libro per bambini, ovviamente; tuttavia, posso ritenermi molto fortunata: non tutti riescono a conciliare la loro più grande passione con il lavoro. Come per ogni cosa, ci vuole dedizione, impegno, relisienza e, perché no, anche un pizzico di fortuna.

E chissà se un giorno varò l’occasione di tradurre un libro per bambini dedicato alla musica… Nel frattempo, continuo a sognare.